zonda

31 maggio 2012 1 commento

la mia Zonda ha un tumore. è come se mi avessero inzuppato il cuore di soda caustica.

 

non voglio stare qui a sciorinare la sua anamnesi, ha un tumore, e tanto basta.

inaspettato. impensabile. ma ha un tumore.

8 anni e un tumore.

 

e allora mi cullo, umida tra le lacrime in mezzo ai ricordi che hanno formato il nostro meraviglioso rapporto.

la comprai da un privato che me la diede così, a mano, e io ero senza macchina e senza nulla. ero arrivata lì con i mezzi (mi ricordo ancora che era la fermata della gialla di corvetto) e faceva freddo, era novembre.

la pagai e me la nascosi dentro la mia giacca. era una pallina, stette lì buona tutte quelle fermate finchè non arrivammo a casa. il primo odore sicuro che lei sentì fu il mio.

arrivate a casa la lasciai camminare un po’ per prendere confidenza ma lei non ne volle sapere, continuava a seguirmi e a non volersi staccare da me…

questo fu solo l’inizio. ne passammo tante insieme, troppe.

me la portavo sempre dietro, ovunque andavo. in treno, in metro, in macchina, quando scappai di casa la portai via con me, quando piangevo e stavo male lei veniva quatta quatta e delicata sul letto e si metteva lì buona vicino a me a farmi compagnia.

non mi ha mai lasciata sola. era lei la prima che salutavo quando rientravo a casa. era lei il mio pensiero quando non ero a casa per più giorni.

è sempre stata lei che mi ha aiutata nei peggiori periodi, era lei che mangiava pochissimo quando io avevo smesso di farlo del tutto, era lei che mi aspettava sveglia e agitata la notte quando rientravo a casa, lei che mi accompagnava ovunque, lei che cercava di cacciare via le mie lacrime leccandole teneramente, lei che ha aspettato che io rientrassi a casa prima di partorire, per non volerlo fare senza di me (per ben due volte…), lei che quando abbaia si gira verso di me tutta orgogliosa per ricevere i complimenti, lei così educata e simpatica.

e io? io ho un filo speciale con lei. se sto male la cerco, e lei c’è. mi sopporta in silenzio. ascolta le mie parole e mi guarda quasi volesse abbracciarmi.

ascolta i miei sfoghi, le mie rabbie le mie paure, e scodinzola per farmi sorridere.

proiezioni mentali? no. lei è lei, sopra ogni altro cane.  non ho mai avuto un legame del genere con nessun altro cane.

la guardo ora mentre piango e guardala.. faticosamente si alza dalla cuccia e viene verso di me. e non l’ho neanche chiamata.

si lascia accarezzare, mi lecca piano la mano “non soffrirò, sono forte” mi sembra che mi stia dicendo, mentre io quella forza proprio non ce l’ho.

scodinzola piano e mi guarda conquegli occhioni rotondi e scuri “vedrai che starò bene e non ti darò alcun fastidio”…  non mi hai mai dato fastidio zonda. e non me ne darai.

continuo a piangere, la prendo in braccio. si acciambella tranquilla sulle mie gambe, come le è sempre piaciuto fare. mi guarda e sbuffa un pochino con quel suo soffio un po’ stanco.

“non piangere per me…”

come posso Zonda mia, come posso??!!

ripenso a tutte le parole che conosci, ai tuoi giochi, al tuo cercare di acchiappare le mosche, al tuo rincorrere i piccioni, abbaiare contro le campane che suonano, al tuo impazzire per le carote e giocare coi sassi. al tuo voler prendere l’ombra della porta del bagno quando si apre, il tuo giocare con l’aqua del doccino, il amore per i bagni al fiume, il tuo adorare la neve, il tuo entusiasmo quando sali in macchina perchè lo sai, se sali in macchina è perchè si va al parco.

il tuo essermi fedele, sempre e comunque, il tuo amarmi incondizionatamente, come solo un cane sa fare. un amore che va oltre i miei difetti e i miei limiti, un amore che mai prova rancore, che mai prova risentimento.

un amore che.. che sarai sempre con me.

ti metto giu zonda mia, le lacrime son troppe, vado a lavarmi la faccia…

dimmi solo che sono sono stata una buona amica per te e una buona padrona.

mi basterebbe solo questo

“……”

 

 

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una foto

18 maggio 2012 Lascia un commento

ieri sono stata da mac con le mie meravigliose lese.
mi mancavano e abbiamo passato una bella serata, sono stata bene.
come ho scritto su facebook, loro sono la mia bamba naturale… mi ringiovaniscono, mi ringalluzziscono, riescono a strapparmi via dalla realtà, dai problemi, dai dolori.
la mia piccola terapia!
e poi stare con loro è illuminante.
davvero, semplice e illuminante.
noi “adulti” con il cervello ormai inquinato da pensieri troppo complessi spesso perdiamo di vista l’essenziale.
e loro questa semplicità ovviamente non l’hanno persa.
gli raccontavo ieri di un amico che tende a non dire mai la verità…
e giovanna chiede: e perché non te la dice?
io le rispondo: sto cercando di capirlo da troppo tempo!
e lei semplicemente dice: evidentemente è perché non vuole dirtelo
e io è un anno che mi rigiro a capire perché e per come…
è semplice. Non vuole dirmelo.

poi abbiamo parlato di questo nuovo gruppo di ragazzini uscito dall’x factor inglese o ammarigano… i one direction, mi hanno fatto vedere le foto, mi hanno parlato di loro, come cambiano i tempi!
argomento interessante della serata è stato il sesso.
ma và?
una loro amica di 13 anni ha già fatto sesso.
non sono più i tempi di una volta, lo so.
le  ragazze non sono più quelle di una volta, lo so.
ma 13 anni son davvero davvero pochini…
cosa faceva ilaria a 13 anni?
13 anni… mmmh… un anno prima delle superiori, quindi 3^ media…
giocavo a basket, andavo a nuotare, guardavo i video di michael jordan con mio fratello, ci ammazzavamo di horror nelle sere estive a casa, andavo in bici, ascoltavo gli offspring a una passo dai deicide, litigavo con i miei, vestivo di merda perché all’epoca non si era così edonisti e non c’era ancora l’ossessione per la moda.
non giocavo più con le bambole, è vero, ma guardavo ancora i cartoni animati su italia uno a partire dalle 16,00.
erano questi i miei 13 anni.
si andava con antonio da soli coi mezzi in corso buenos aires e ci sembrava figo, da adulti.
o con i 500 lire si comprava l’hamburger, e ci si sentiva imbattibili.
a 13 anni mi era arrivato il ciclo da poco e mamma mi aveva regalato un gilet da uomo, del mercato.
che mettevo.
a 13 anni non conoscevo la differenza tra rimmel e ombretto. Non sapevo come si usavano gli smalti, e il mio shampoo era quello economico sottomarca del mercato.
a 13 anni non mi depilavo e giravo coi calzoncini corti sportivi.
mi mangiavo le unghie e sognavo una moto.
sì, erano questi i miei sogni da tredicenne. Una moto, i tatuaggi, un cane, un pallone da basket in pelle outdoor, le scarpe di charles barkley, un walkman nuovo.
un po’ diversi dai sogni delle tredicenni di adesso, no?
a tredici anni mi piaceva il “grande” di turno del quartiere, che piaceva a tutte, che puntualmente non mi cagava di pezza perché ero una bambina ed ero sfigata (per poi ribeccarlo anni dopo brutto come la merda, che mi moriva dietro. Sì, son cambiata mon tresor e mi spiace per te ma sei cambiato anche tu).
ma era un piacere platonico, lontano da istinti sessuali, erano le cotte cresciute su un’ideale, un sogno. Nulla a che vedere con pruriti vaginali primordiali.
a tredici anni andavo a fare la spesa con i miei, iniziavo a chiudere a chiave la porta del bagno, iniziavano a crescere le prime tettine (sì, e si son fermate a tredici anni).
più o meno erano questi i miei tredici anni.
ben lungi dagli attuali tredici anni.
ho visto le foto di questa ragazza.
minigonne, pantaloni aderentissimi in similpelle, scarpe con il tacco, tronchetti, trucco studiato e onnipresente.
che effetto.
chissà cosa pensa il suo papà.
chissà se la vede bella e se si sente sicuro.
onesta? Per me non era bella.
era una maschera grottesca dei suoi 13 anni. Niente più.
già, una maschera di tredici anni che racconta alle amiche di salto della quaglia, venire dentro, preservativi e compagnia bella.
io che a tredici anni avevo comprato il mio primo zaino invicta e mi sentivo la migliore al mondo.

e poi abbiamo spettegolato un po’!
com’è giusto che sia!!!

davvero bella, bella serata :)

ieri sono andata in pausa all’iper.
nel cercare di sgrovigliarmi tra i reparti (quell’iper è troppo confuso!) ho visto un ragazzo e ho avuto un colpo al cuore.
per un attimo pensavo fosse Fabri, quel Fabri.
era identico a lui.
uguale, era solo parecchio più alto.
uguale nel modo di camminare, nelle mani, nella barba, gli occhi, i capelli come li legava lui.
che colpo quando l’ho visto, che colpo…
poi vabbè, inevitabilmente tutti i ricordi addosso, le sensazioni, le cose vissute.
che colpo.

poco fa gianlu mi ha mandato via mail una foto (ma dove l’ha scovata??????!!!!!!!!!) di quando ero piccola all’asilo.
e non so cosa mi abbia preso.
una malinconia senza limiti, mi si è aperto un pozzo di nostalgia che mi ha quasi portata alle lacrime.
perché?
mi sono rivista piccola, all’asilo, in mezzo ad altri bambini, una foto che per chiunque non significherà nulla ma che a me ha aperto un malincuore inconsolabile.
ma perché poi?
non lo so. Il rivedermi mi ha portata alle lacrime, a un dispiacere infinito, forse perché sento che sto tradendo quella bimba ancora ignara, piena di sogni nella sua vita, serena,un po’ iperattiva, ok, ma incosciente di quello che le avrei fatto vivere.
sì, penso sia questo.
il senso di colpa per quello che sto facendo vivere a quella bambina che ancora non si aspettava nulla ma che di certo mai avrebbe immaginato tutto questo.
sorrideva nella foto quella bambina.
e non so che darei per tornare indietro lì…

 

diario

6 maggio 2012 1 commento

sola in casa. mangio cibo cinese riscaldato mentre la tv trasmette un pessimo film con uma thurman “il bello di essere mamma”.

probabilmente lo vomiterò.

il pc davanti la tv accesa i cani che passeggiano. ma stranamente non mi danno fastidio. avranno capito?

mangio del salame di cioccolato, forse andato a male.

preparo il polpo, ci vorranno una quarantina di minuti.

devo asciugarmi i capelli.

qualche giorno fa ero andata a fare la spesa. ho incontrato un bambino di una decina d’ani che litigava con il fratellino e gli diceva “ho più caramelle io, tu ne hai poche, ne hai solo 5, io ne ho dieci!”

siccome il fratello piccoletto piangeva perchè aveva meno caramelle, mi sono avvicinata al grande per fargli ridimensionare un po’ il punto di vista e gli ho detto: “pensa, io ne ho venti…”

e lui: “venti?? ma sono tantissime!!!”

questa sua frase mi ha portato a una riflessione. la grandezza dei numeri dipende dalla nostra età.

questo bambino ha dieci anni, dieci. abituato a rispondere sempre dieci dieci dieci anni, conscio di essere “solo” un bambino, per cui dieci è un numero assolutamente gestibile.

il fratello ne ha 5 di anni, pochi rispetto a dieci, quindi 5 caramelle sono poche.

io alle soglie dei 30 anni gli rispondo “20 caramelle” sapendo che per me 20 non sono poi così tante… per il bimbo invece 20 sono tantissime… per un uomo di 60 anni come papà, venti sono una bazzaeccola.

per me ad esempio 40 già sono tante…

non so se mi sono spiegata. noi rapportiamo la grandezza dei numeri (qualunque numero: quantità di caramelle, ecc) in base alla nostra età. venti per me è poco. venti euro, venti penne, venti fogli.

per un bimbo di 10 anni, qualunque cosa di “venti”, è tanto. perchè? perchè lui sa che dieci sono “giusti” visto che è la sua età. quello meno di dieci è poco (perchè in base all’età è più piccolo di lui), quello oltre dieci è tanto.

la grandezza dei numeri è dipendente dalla nostra età.

è un a cazzata?

 

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eccomi!

iu-hu??? Uelaaa!!!
quanto tempo, come sempre!
sono un’indolente lo so fustigatemi!
ho un mal di denti pazzesco da giorni ormai… anzi almeno un paio di settimane.
devo decidermi a chiamare il dentista, è che ogni volta rimando rimando, ma poi?
poi rimango con il mio mal di denti e chi s’è visto s’è visto.
devo anche prenotare un’altra visita fastidiosissima e molto più importante ma anche lì, sto aspettando la ricetta del medico poi chiamo vedo verifico…
(zero voglia anche in questo caso!)
stasera camana? Non lo so, ho un sonno bestia, voglia di ballare ne ho solo che davvero ho sonno. Tra l’altro dovrei passare da mamma e prendere zonda perché sono giorni  che zoppica, mhà.
se non passo stasera a prenderla per portarla dal vete, passo domattina.
di cosa avrei davvero voglia stasera??
mmmmhh mumble mumble…
ok. Ci sono.
se mi piacessero le pizze chiamere il pronto pizza perché zero voglia di cucinare.
siccome pizze non ne mangio più (che schifo..) e siccome cinese l’ho già mangiato ieri e siccome non ho voglia di andare a mangiare fuori direi che il massimo del mio programma stasera sarebbe:
rientro a casa
giretto in moto – tempo reggente
no cena (riprendiamo le belle abitudini…)
bagno
mi impano di borotalco come un baccalà fritto
letto
libro!
solo che in tutto questo mio bel sogno vanno inseriti:
potenziale sbattimento verso i miei per prendere il cane
potenziale arrivo di andre a casa per trascinarmi a ballare al camana
potenziale preparazione cena per 2/3 persone
potenziale cena
…………………………………………………….
in tutti questi potenziali, ovviamente, non riuscirei a infilare nulla del mio meraviglioso programmino.
GRRR.
come perché?
perché se devo preparare la cena e poi dopo andare anche al camana come rientro devo schizzare in doccia, prepararmi e mettere su qualcosa da cucinare, se no non ce la faccio assolutamente in tempo.
quindi no moto
no bagno
no libro… :(
quindi si faranno ancora le 4 di mattina
domani sveglia presto per prendere il cane
si sta in piedi tutto il giorno, si fa tardi la sera perché è sabato
domenica sveglia relativamente presto per portare giu i cani… MA BASTA!
ogni volta il mio uichend è ancora più stancante della settimana lavorativa!
e poi ho una voglia incredibile di leggere!
di scrivere poi non ne parliamo, quella sempre, perenne!

detto questo, ho un paio di fulmini da scagliare addosso a un paio di persone, ma li tengo per me.
come sempre arriverà il momento in cui questi fulmini diventeranno una gran tempesta e non riuscirò più a tenerli in tasca!

uichend?
uichend spero solo sia bello! Magari domenica mi faccio un giretto al fiume coi cani dai :)

si sta concretizzando sempre più nella mia crapetta deviata l’idea di un piccolo lavorettino per arrotondare lo stipendio…
gh gh gh gh ! Ci vuole solo il “coraggio” e lo sprint per metterlo in atto!
lo sprint… uddiuuuu ve lo ricordate?
dio che buono che era! Era tipo il predecessore del nesquik, no?
dai, quel barattolone con il collo stretto tutto arancioncione e il tappone blublu con dentro la polvere di cioccolato tipo sprint..
mamma quanto ne ho mangiato quand’ero pischella, dentro c’erano anche le sorprese billuuuuuuuu!!!!

domenica passata .. No, cazzo dico.
martedì che era festa sono andata al lunapark dell’idroscalo.
pioviginava e quindi c’era pochissima gente.
quanti ricordi, una botta di emozione veramente.
ci andavo con papà e anto quando eravamo biggulini, tutto era enorme, grande, grandissimo.
a vedere tutte le giostre ci passavo due ore, invece rivederlo vent’anni dopo, il ridimensionamento obbligatorio è uno shock!
tutto non è in realtà così grande, così infinito, così incredibile.
ma è bello comunque!
mi sono stradivertita non lo nego anche se un po’ di amarezza nostalgica l’ho avuta…
boh, forse proprio perché tutto non è in realtà come lo ricordavo, visto che le immagini che avevo erano rimaste ferme ai miei 10 anni.
qualcosa è cambiato, qualcosa è sempre lo stesso.
il brucomela è sempre lo stesso!
le navicelle che giranogiranogirano vorticosamente intenzionate a portarti al vomito sono sempre le stesse (troppo anni ’80, una meraviglia!!)
la ruota è sempre quella, le montagne russe anche.
c’è qualcosa di nuovo, di più “all’avanguardia”… (capirai).
ci sono ancora i cigni in plastica che galleggiano intorno ai premi che devi cercare di prendere con canna e anello finale, ci sono anche le rane finte che devi riuscire a pescare, sempre le stesse.
cambiano i premi.
non ci sono più i pesci rossi nelle bocce tenuti dritti con filo e piombino per terra perché in realtà son già morti e te ne accorgi 10 secondi dopo che te l’hanno messo nel sacchetto (e tu bimbo ti fai mille sensi di colpa pensando che è perché l’hai sbattuto troppo); mancano i cricetini (40 in una gabbia da 1) stipati tutti appiccicati a grappoli che manco la miglior vite italiana riuscirebbe.  anche loro, aspettativa di vita: 1 settimana mentre tu bimbo ti convinci che gli hai dato troppo semini di mais da mangiare…
mancano le tartarughe d’acqua che sono ad avvicinarti puzzavano di marcio ma ti dicevano che era l’aria dell’idroscalo vicino…
tutto questo manca.
ma con mia enorme sorpresa ho trovato tra i vari premi della corsa ai cavalli (e quella è sempre la stessa), una macchinina telecomandata catapultata direttamente dai primi anni ’90.. Beeeelllaaaaaa….
quel posto è un covo, un concentrato di cose amarcord che ti spingono a due mani e gamba tesa in un imbuto di nostalgia e malinconia!
è stato bello rivedere tutto, ridere in modo diverso e per cose diverse ma sentendosi sempre idioti come quando si era bimbolotti, è stato bello tornare su quei passi con una coscienza diversa, è stato bello riassaporare i ricordi, la mano calda di papà che mi teneva mentre camminavamo tra le giostre, lo zucchero filato da dividere con anto perchè soldi ce n’erano sempre pochi, il salire solo su un paio di giostre (perchè soldi ce n’erano sempre pochi) e passare tutto il pomeriggio a guardare gli altri bimbi sulle giostre, le urla, le espressioni, e sentirsi appagati da questo, felici, districandosi tra i colori, le luci, l’odore di fritto, guardare i premi, sognare di salire sul galeone… a noi bastava questo.
e poi ti ritrovi a 29 anni ad avere invece la possibilità di farle tutte quelle giostre più volte fino a non poterne più, e invece…
e invece sorprendersi nello scoprirsi – come allora – appagati e soddisfatti nel semplice stare lì, passeggiare tra la gente, rivivere quelle domeniche che ti restano incollate addosso come una cicatrice.
uuuuuuuuuuuuuh che botta !!
parliamo d’altro?
dai :)
sì… ma cosa?
a volte mi vengono in mente le parole di mio fratello “tu hai i vermi nel cervello!” ma da lui me lo faccio dire, lui lo dice con affetto…!!!!

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parole che mi emozionano sempre

29 aprile 2012 1 commento

AMATE IL PANE
cuore della casa
profumo della mensa
gioia del focolare

RISPETTATE IL PANE
sudore della fronte
orgoglio del lavoro
poema di sacrificio

ONORATE IL PANE
gloria dei campi
fragranza della terra
festa della vita

NON SCIUPATE IL PANE
ricchezza della patria
il più soave dono di Dio
il più santo premio
alla fatica umana

 

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sorprese da chiavetta

29 aprile 2012 Lascia un commento

questo è un pezzo che ho scritto qualche tempo fa e salvato sulla chiavetta dimenticandolo lì e non postandolo sul blog. sicuramente risale ad almeno un mesetto fa, mi spiace buttarlo nel gabinetto visto che comunque è sempre un pezzettino di me, per quante minchiate ci possano essere scritte.

vualà:

domenica sono stata al milwaukee.
avevo un magliettone/abitino molto marinettoso con dei leggings neri.
in una delle rare volte mi sono sentita carina.
a mio agio e non mi sentivo imbarazzata.
poi sicuramente facevo cagare neh, non dico un cazzo, col corpo che mi ritrovo non è che proprio posso puntare a far la figa… però io mi ci sentivo bene.
serata tranquilla, fortunatamente c’era poca gente e quindi c’era lo spazio per ballare comodi comodi…
in realtà questo post avrei dovuto scriverlo domenica sera, con le sensazioni ancora vibrose addosso. Ora – martedì – sono intervenuti tutta un’altra serie di stati d’animo (incazzatura, delusione, incazzatura, tristezza, incazzatura, strafottenza, incazzatura…) e quindi quel che scrivo non avrà lo stesso impatto.
vabbè, poco male.
ad ogni modo, altro che milwaukee! Domenica pomeriggio ho tirato fuori la mia bestiolina!!!!
avrei dovuto farmi un giro in mattinata, solo che mi sono svegliata tardi, poi ho avuto qualche ora di totale smarrimento, mi sono ritrovata di pomeriggio a fissare il muro bianco senza pensare a niente, perché qualunque cosa pensassi era un problema. Un enorme insormontabile irrisolvibile problema.
dalle più stronzate (i cani che fanno ancora pipì in casa!) alle cose più serie (papà ancora in ospedale…) era tutto troppo difficile da affrontare, e quindi mi ha divorata l’apatia.
fissavo sto cazzo di muro bianco senza pùensare a niente.
molle.
poi è accaduto che è stata fatta una pesantissima opera di convincimento su di me, quasi una mezz’ora a farmi convincere, a parlare, a ragionare.
mi sono lasciata convincere, ho preso guantini, casco, giacca e sono andata in box.
l’ho guardata e ho realizzato che non avrei potuto fare scelta migliore.
l’ho portata fuori in strada e non l’ho tirata per niente, siamo rimaste tranquille in seconda massimo sui 90/h.
è stata una passeggiata dolce, per riprendere confidenza. La temperatura era ideale, e viaggiare in moto qui a cesate e dintorni è una vera goduria.
verde verde verde, strade libere, non ci sono macchine in ansia, non c’è casino , le case basse e la luce che si allunga ovunque.
non sono stata via tanto, una mezz’oretta tra andata e ritorno, ma sono stata bene.
è stata la mia dolce terapia, il miglior psicologo… sono stata bene.
mi sono sentita meglio.
certo è che la mia bella tre cilindri fa la birichina a volte!
ha un acceleratore troppo sensibile :( ancora mi capita di singhiozzare quando apro un pochino più decisa. Reagisce subito!
però, dio quant’è bella…
cià và piazzo qualche foto qui! (e poi aggiorno la pagina fotinhe!)
e ho già voglia di riprenderla!
purtroppo dopo il uichend ha fatto tutto brutto tempo, la solita fortunella!
altrimenti me ne sarei andata a fare un girello quotidiano una volta rientrata dall’ufficio…
oggi ad esempio fa un freddo maiale e c’è nuvolo. E poi oggi vado da mammaaaaaa!
con papà in ospedale è sempre sola in casa la sera, e stasera vado da lei, mangiamo insieme dai…

questo era il pezzo, aggiungo solo la foto di com’ero vestita quella sera perchè le altre foto non le trovo…

Image

salumiere e riflessioni

26 aprile 2012 2 commenti

oggi sono passata dall’unes perchè mi mancavano i pomodorini per fare il pesce spada al cartoccio.

all’unes non ci passo spesso, anzi, quasi mai, sebbene sia un supermercato che adoro. non è grande, a quel non so che di familiare, non c’è mai ressa ed è davvero un piacere fare la spesa.

l’ultima volta che ci sono stata sarà stato.. quando.. boh, fai un paio di mesi fa? si ci può stare.

avevo preso dei salumi al banco e mi ero messa a scherzare con il salumiere – visto per la prima volta -  conversazione educata e piacevole, niente di che. il mio solito essere cogliona.

ad ogni modo, oggi torno appunto alla unes. ovviamente dopo due metri dall’entrata il mio cestellino era pieno di ogni ben di dio fuorchè dei pomodorini. la dura legge della donna che fa la spesa.

arrivo al banco salumaio per un paio di etti di prosciutto cotto.

lui mi guarda e mi dice: “ciao, come stai?!”

il mio primo pensiero è stato: “ci risiamo, un’altra persona che si aggiunge all’infinita lista di persone che mi scambiano per qualcun’altra…”

per educazione gli rispondo: “bene, grazie, tu?”

“non c’è male” mi dice con un sorriso bianco e perfetto “sei tornata per il ferrarini, vero?” e ride.

mi si ghiaccia la schiena. io prendo solo ferrarini! ok, l’altra volta sicuramente ho preso un cotto ferrarini, ma come diavolo ha fatto a ricordarselo????!!!!!! un grande…

rido e gli dico di sì…

lui mi dice: “ma perchè prendi il ferrarini? cos’ha di più degli altri?”

e di lì, via, una chiacchierata divertente di circa 20 minuti a parlare di prosciutti, salumi, ditte che li producono, lui è davvero un grande! e mi ha anche insegnato la differenza tra un ferrarini e un gran biscotto…

io adoro le persone, sono tutte storie da raccontare, da imparare, da interiorizzare.

a fine spesa il mio cestellino presentava:

-zola

-3 conf. di basilico fresco

-1 conf. di prezzemolo fresco

-4 conf. di panna da cucina

-1 mozzarella di bufala

-1 bustina di noci sgusciate (poi spiegherò)

-2 orecchie d’elefante enormi buone buone

-2 etti di ferrarini

-mezzo etto di gran biscotto

-1 etto di mortazza

-1 conf. di lardo

-e ovviamente 1 conf. di pomodorini…

 

ah, a rigor di cronaca, poi il pesce spada mica l’ho cucinato! faccio domani dai :)

 

altro giro altro regalo. oggi ho ripreso la moto, sono stata bene, sto bene in sella alla mia bestiolina.

mentre rientravo a casa – in macchina – ferma a semaforo mi ha accostato un’R1, di almeno 8 anni fa, guidata da un uomo che non avrà avuto meno di 50 anni. massimo rispetto!

ed è così. milano si sveglia nella stagione bella ed escono tutte le moto, è un brulicare di due ruote… e io impazzisco. impazzisco come impazziscono gli uomini con la bella stagione che vedono le ragazze spogliarsi, mostrare le spalle, un po’ di pancia – non piatta se no non è bella – scoperta, e via dicendo.

io impazzisco per le moto. gli ormoni mi vanno a palla e non capisco più un cazzo. c’è chi non capisce più un cazzo di fronte a un culo. attrattive diverse. io per le moto. le fisso come fossero dei gran pezzi di ragazzoni vaginabili, e vado fuori di crapa. già, attrattive diverse.

e quindi mi ritrovo alle porte della bella stagione (nonostante sia già maggio cazzo, le belle temperature tardano a venire) con una fregola addosso di poter rivedere strade stridenti di scarichi aperti, asfalti mangiati da dueruote calde e ringalluzzite, semafori schierati da orde di motociclisti.

c’è chi impazzisce per nasi alla francesina, dita da figadilegno con unghie finte, panze rotonde da comunista birrafondaia, visini arrotondati alla susannatuttapanna, ecc. .. a me basta una moto.

vorrei poter scrivere “e con questo pensiero me ne vado a letto”, in realtà ho una centrifuga di pensieri in testa, ma me ne vado a letto comunque…

 

 

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